Trump, dilaga la protesta contro il «Muslim Ban»

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Donald Trump e i diritti gay

La protesta contro il bando all’immigrazione voluto da Donald Trump va avanti senza sosta. In migliaia si sono riversati nelle principali metropoli internazionali per protestare contro quella che viene definita una misura razzista ed estrema.

Ma il neopresidente prova a placare gli animi: «Non è un bando dei musulmani come i media riportano falsamente. La mia politica è simile a ciò che fece Obama nel 2011 quando bandì i visti per i rifugiati dall’Iraq per sei mesi». A supporto delle sue ragioni, Trump fa sapere che «ci sono altri 40 Paesi nel mondo a maggioranza islamica che non sono interessati dal provvedimento».

Gli Usa, precisa poi la Casa Bianca, torneranno a rilasciare visti solo dopo aver rivisto i suoi sistemi di sicurezza all’ingresso.

Donald Trump

La battaglia però prosegue. Nel frattempo infatti 16 procuratori generali hanno definito incostituzionale il provvedimento appena firmato da Trump. Dello stesso avviso il giudice federale di New York che ha accolto il ricorso fatto da due iracheni rimasti bloccati al Jfk proprio in virtù della stretta sui visti, e l’Onu, per voce dell’Alto commissario del Consiglio per i diritti umani, ha parlato nelle scorse ore di un provvedimento «illegale e meschino».

Ma Trump non fa marcia indietro: «Il nostro Paese necessita di controlli forti e rigidi adesso. Guardate cosa sta accadendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo. E’ un caos orribile!».

Matteo D’Apolito

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